Il mio primo viaggio post lockdown: com’è andata

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Lo ammetto, non ne potevo veramente più.

Il lockdown a causa del Covid-19 è stato necessario, ci ha risparmiato ulteriori lutti e il collasso del sistema sanitario, e il mio primo pensiero va ovviamente a chi ha perso la vita o i propri cari. Tuttavia, non posso negare che siano stati tre mesi psicologicamente difficili. Il mio spirito da viaggiatrice è stato ingabbiato, non sono abituata a stare ferma e a non avere progetti e mi sono sentita frustrata.

Due viaggi annullati, di cui uno era un regalo per mio padre, il nostro primo weekend insieme in Romania. Un viaggio rimandato (Inghilterra), e uno che ancora non ho cancellato, ma che sicuramente non farò (USA).

Insomma, quando hanno annunciato la fine della famigerata autocertificazione e la ripresa della libertà di movimento, è stato come una boccata d’aria fresca, ed ho subito organizzato il mio primo viaggio post lockdown.

La destinazione

Siamo partiti il 12 Giugno, quando già ci si poteva muovere sul territorio nazionale.

Per la paura di una nuova chiusura, ho deciso di rimanere nella mia Lombardia, la regione più colpita e massacrata dal virus.

Abbiamo scelto Mantova, che pur essendo sempre in Lombardia è a ben 200 km da casa. Una città che avevamo già visto, ma solo di passaggio, così questa ci è sembrata una buona occasione per approfondire la nostra conoscenza.

La preparazione

Io sono una programmatrice maniacale, ma questa volta sono stata molto negligente. La delusione per i viaggi annullati mi bruciava ancora, ed in più avevo paura che ci potessero essere nuove restrizioni, temevo insomma di dover rinunciare di nuovo.

Così mi sono ridotta agli ultimi due giorni, quando la prospettiva di partire si è fatta più concreta. Ho buttato giù un velocissimo programma di viaggio, ho prenotato le principali attrazioni e i ristoranti per la cena e ho scaricato la guida della Lombardia in ebook. Non si sa mai, potrebbe tornare utile quest’estate.

La valigia è stata la cosa più complessa. Non tanto per i vestiti, per un weekend non ci serviva granché. No, a mandarmi completamente fuori di testa sono stati i nuovi arrivati: mascherine, gel disinfettante, salviettine, guanti.

mascherina e scorta

Quante mascherine porto? il gel mi fa schifo, meglio le salviettine. E i guanti? serviranno? ah poi ci vuole una busta per le mascherine usate, e un’altra per le quelle nuove. I vestiti usati che faccio, li brucio? E se mi viene la febbre e mi rimandano a casa? E via a provare la temperatura almeno 3-4 volte il giorno precedente. Un climax di paranoie che mi ha portata a dimenticarmi clamorosamente di spazzolini e dentifricio, che ho dovuto acquistare in una farmacia vicino l’hotel ad un prezzo che preferirei dimenticare.

Alla fine è andato tutto bene, ma la prossima volta partirò con maggiore anticipo.

L’hotel

Per il mio primo viaggio post lockdown ho scelto un hotel poco fuori Mantova, il Mantova Residence, che propone anche appartamenti con cucinotto.

La mia idea era di acquistare la colazione al supermercato e farla in camera, e magari anche prendere la cena da asporto. Ala fine, non è stato necessario fare nessuna delle due cose.

Poco dopo la mia prenotazione, mi ha contattata la gentilissima proprietaria per propormi una colazione completa e confezionata in camera, a solo 5€ a testa (al giorno). Neanche a dirlo, ho subito accettato l’offerta. Ho poi scoperto che offrono anche la cena in camera, grazie ad una convenzione con alcuni ristoranti.

L’impatto con l’hotel è stato subito positivo. Gel detergente all’ingresso, plexiglas alla reception, indicazioni chiare sui comportamenti da seguire negli spazi comuni.

Nella mia paranoia mi sono portata le federe dei cuscini da casa, ma non sarebbe stato necessario, visto che la biancheria è stata disinfettata, e la stanza sanificata con trattamento all’ozono.

In hotel ci siamo sempre sentiti sicuri, certo è stata un’esperienza strana perché c’erano pochissimi ospiti.

Musei e gite accompagnate

Anche per quanto riguarda i musei, il mio primo viaggio post lockdown ha visto molti cambiamenti rispetto al passato.

Per prima cosa, i principali musei come Palazzo Ducale e Palazzo Te consentono solo ingressi contingentati, per garantire il distanziamento. Abbiamo quindi prenotato tutto in anticipo e ad un orario prefissato.

Ci sono percorsi separati in entrata e uscita per ritirare i biglietti, c’è gel disinfettante ad ogni ingresso e viene rilevata la temperatura corporea. Ovunque ci sono cartelli informativi sui comportamenti da tenere per la sicurezza propria e altrui.

Anche all’interno dei musei ci sono novità. Parlando del Palazzo Ducale di Mantova, c’è un percorso ben definito nelle varie stanze,e in alcune c’è un tempo massimo di sosta. L’entrata e l’uscita sono separate. A Palazzo Te, invece, si entra 8 persone alla volta ogni 20 minuti, accompagnati da un addetto. Il tutto è ben studiato per evitare assembramenti, ci sono diverse postazioni di gel disinfettante, e nelle toilette ci sono dei pannelli con le istruzioni per il corretto lavaggio delle mani.

Nelle chiese si usano porte diverse per entrare ed uscire, e ci si può sedere solo nei posti segnalati.

Le gite accompagnate, come quella nei laghi di Mantova, devono essere prenotate. Viene rilevata la temperatura all’ingresso e ci si può sedere solo nei posti assegnati, ben distanziati.

Ovviamente l’offerta ha risentito della scarsità di visitatori. Alcune attrazioni restano chiuse, totalmente o in parte, altre hanno percorsi di visita limitati. I tour accompagnati sono minori, sia come frequenza sia come varietà.

I ristoranti

Qui il discorso è un po’ diverso, i ristoranti ovviamente sono frequentati da tutti, non solamente dai turisti.

Per avere la certezza di trovare posto, ho prenotato anche le due cene. In entrambi i ristoranti ho trovato attenzione all’igiene e al distanziamento. Anche loro hanno dovuto rinunciare ad alcuni tavoli per garantire il distanziamento, riducendo i loro incassi.

E’ stato interessante vedere come si sono ingegnati per evitare che i clienti si passino di mano i menù. In un ristorante, il menù era scritto su una lavagna mobile, che il cliente non tocca. Nell’altro, era stampato direttamente sulla tovaglietta.

Nei locali da asporto, l’ingresso è limitato e il personale indossa tutti i DPI.

In giro per la città

Quando si gira per la città, che sia per turismo o no, si trova chiaramente un po’ di tutto. La maggior parte delle persone è attenta alle nuove regole, ma purtroppo esistono anche delle eccezioni.

La gente è sì in giro, ma ho notato che sono soprattutto persone del posto. Quelli con la macchina fotografica o la guida turistica erano ben pochi, e ho sentito solo una coppia di tedeschi.

Il mio primo viaggio post-lockdown: conclusioni

Che il turismo sia il settore economicamente più impattato del Covid-19 è fuori discussione. Qui in Lombardia, poi, ci vorranno parecchi mesi per recuperare la fiducia dei turisti.

Mi ha fatto molto piacere vedere che il rispetto delle norme c’è, nessuno ha cercato di “fare il furbo”. Penso che questo sia lo spirito giusto, anche se implica una riduzione dei guadagni. La cosa fondamentale è far sì che il visitatore si senta al sicuro durante tutto il soggiorno, dall’hotel al museo al ristorante.

In ogni caso, ho appurato che si possono ancora fare le stesse cose di “prima”, ma con maggiore attenzione e prudenza. Nessuno di noi vuole una seconda ondata, ma possiamo comunque provare a ritrovare un pizzico di normalità, anche con i nostri amati viaggi.

Speriamo che presto si ritrovino la voglia di viaggiare, e soprattutto la fiducia. A parte il disagio della nuova situazione, mi sono sempre sentita tutelata.

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