Piantagioni della Louisiana
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Piantagioni della Louisiana: Oak Alley e St Joseph

Il Sud degli Stati Uniti evoca emozioni forti e contrastanti: da un lato la bellezza abbagliante del paesaggio e delle splendide ville signorili; dall’altro il ricordo terribile della schiavitù e dell’oppressione. Nulla incarna questi contrasti meglio delle piantagioni della Louisiana.

Ville sfarzose, decorate riccamente, immerse in giardini lussureggianti, che ci fanno sognare un’epoca andata, di ampi abiti di tulle, pranzi luculliani, storie d’amore travagliate alla “Via Col Vento”. Ville all’interno delle quali, tuttavia, avvenivano orrori inenarrabili fatti di lavori forzati, umiliazioni, famiglie separate.

Persone spezzate nel fisico ma non nello spirito, che riuscivano, nonostante tutto, a trovare ancora la forza di vivere, di cantare e suonare, arrivando ad inventare il blues, un genere tutto afro-americano, misto di dolore e speranza.

In un viaggio nel sud degli Stati Uniti, non può mancare una visita alle piantagioni della Lousiana. Che non erano, contrariamente a quanto si pensi, piantagioni di cotone, bensì di canna da zucchero. Il clima qui è troppo caldo e umido per il soffice fiore bianco del cotone, infatti queste piantagioni si trovano più che altro in Mississippi.

paesaggio tipico della Plantation Road

Noi abbiamo scelto due piantagioni, molto diverse tra loro: la Oak Alley e la St Joseph. Visitiamole insieme!


Le piantagioni della Louisiana

Oltre alle due visitate da noi, ci sono diverse altre piantagioni visitabili in Louisiana. Vi segnalo questo sito, fatto benissimo, grazie al quale potete studiare ogni piantagione della zona, e scegliere quale o quali volete visitare.

La maggior parte delle piantagioni della Louisiana si trovano lungo il Mississippi, fondamentale linea di trasporto delle merci, sulla statale 18, conosciuta anche come Plantation Road.

Le coltivazioni sono attaccate una all’altra, e anche le ville sono molto vicine. Molti proprietari terrieri erano infatti imparentati tra loro, e questa vicinanza spiega anche i racconti di schiavi che si sposavano, pur appartenendo a due piantagioni diverse, come nel libro “La Capanna dello Zio Tom”.

mappa della schiavitù nel sud prima della Guerra Civile

Sono a circa 70 km ad Ovest di New Orleans, e potete visitarle o con una gita giornaliera, o pernottando in alcune di esse. Molte, infatti, sono oggi dei bed & breakfast.

Fate attenzione agli orari di apertura: le piantagioni possono essere visitate soltanto con tour guidato ad orari ben precisi. Se volete vedere più di una piantagione, dovrete riuscire ad incastrarvi con gli orari.

Come già detto, noi abbiamo scelto la Oak Alley e la St Joseph, ma ve ne segnalo anche delle altre. Chi è interessato alla storia della schiavitù deve assolutamente visitare la Whitney Plantation, l’unica con un vero e proprio museo a tema. Per gli appassionati di cinema segnalo la Evergreen Plantation, che è stata utilizzata come location per il film Django Unchained di Tarantino. Chi non ha molto tempo da dedicare alle piantagioni può scegliere la Destrehan, che è la più vicina a New Orleans, solo 35 km.

La piantagione Evergreen, location di Django Unchained

L’ingresso ad ogni piantagione costa 20-25 dollari, ma potrete trovare degli sconti su siti come Groupon, e tour organizzati con trasporto da New Orleans, sul sito ufficiale della città.


Quando andare

L’estate è purtroppo il periodo peggiore. Caldo e umidità sono soffocanti, e a questi si aggiunge il concreto rischio di uragani, o quantomeno, di piogge consistenti. La stagione degli uragani termina indicativamente ad Ottobre.

L’inverno e la primavera sono le stagioni più indicate. Fate solo attenzione al periodo di carnevale, più affollato e con prezzi mediamente più alti.


Oak Alley Plantation

La Oak Alley è la più famosa delle piantagioni della Louisiana.

Con il suo vialone di querce, è impossibile non restare affascinati da questa piantagione, che infatti è la più affollata, essendo anche meta di tanti tour guidati da New Orleans.

Info pratiche

La piantagione è aperta dalle 9 alle 17, l’ingresso costa 25$ più tasse. La durata consigliata della visita è di due ore, quindi, se arrivate nel pomeriggio, cercate di essere all’ingresso non oltre le 15.30.

L’ingresso include i giardini, la mostra “Slavery at Oak Alley”, sulla schiavitù, la ricostruzione dell’accampamento della Guerra Civile, un piccolo cinema, negozi e ristoranti. Oltre ovviamente alla villa, “the Big House”, da visitare con tour guidato.

Dentro la casa non potrete fare fotografie, mentre all’esterno e nelle mostre non ci solo limiti. Fuori dall’area recintata c’è l’ampio parcheggio, e una zona pic-nic attrezzata con panche e tavoli di legno.

The Big House

L’esterno è in stile greco rinascimentale, in mattoni stuccati per ricreare le sembianze del marmo. La vista della casa dal viale di querce è incredibile, ma ne parleremo più avanti.

Facciata della Big House alla Oak Alley Plantation

Ogni mezz’ora c’è un tour guidato dell’interno. Avevo letto le guide erano in abiti d’epoca, ma la nostra era vestina normalmente. Non so se hanno cambiato le loro politiche, o se il nostro fosse un’eccezione.

Gli arredi e oggetti originali non sono più qui. Dopo la morte del proprietario, Jacques Roman, nel 1848, le finanze della piantagione furono prima debilitate dalla moglie, e poi irreparabilmente danneggiate dalla Guerra di Secessione e la fine della schiavitù. Nel 1866, tutto il contenuto della casa finì all’asta.

Al piano terra passeggiamo tra saloni sfarzosi e sale di ricevimento, mentre la guida ci racconta della duplicità di questo luogo. Se padroni vivevano nel lusso, gli schiavi erano trattati come oggetti, senza diritti, pur contribuendo il larga misura al benessere economico della famiglia.

I pranzi potevano durare ore, e per tutto il tempo un bambino di colore aveva il compito di azionare la pesantissima pala ventilatore in legno, tirando una corda. Le cameriere erano costrette ad udire i discorsi dei padroni, che spesso parlavano proprio di loro e di come sarebbero stati venduti e comprati, come se non fossero presenti.

Il momento più bello è quando arriviamo al piano superiore, e possiamo uscire sul balcone ad ammirare l’indescrivibile viale di querce che dà il nome alla piantagione stessa.

Il viale i querce visto dal balcone della Oak Alley

Il viale alberato

La piantagione si chiamava Bon Séjour, ma ora è conosciuta come Oak Alley, che significa, appunto, “viale di querce”.

L’immenso viale alberato è uno dei panorami più belli ed iconici di tutto il sud. Se decidete di non visitare la piantagione, fermatevi comunque lungo la strada per ammirarlo.

Lungo 250 metri e fiancheggiato da 28 querce secolari, il viale è antecedente alla casa. Gli alberi hanno circa 300 anni, metà del loro ciclo vitale, e sono stati piantati all’inizio dell’800. Fino a pochi anni fa, le querce erano ricoperte di Spanish Moss, la pianta tipica del Sud degli Stati Uniti, che in seguito è stato purtroppo rimosso.

il “panorama più bello del Sud degli Stati Uniti”

Ma questo toglie poco alla maestosità del viale, che sembra condurre in un’altro mondo e in un altro tempo, un posto che fa innamorare all’istante e da cui non ci si vorrebbe mai allontanare.

Non a caso, questa piantagione è la location di diversi film, tra cui Intervista col Vampiro.

Le mostre

Oltre alla casa e ai giardini, alla Oak Alley Plantation potrete vedere una mostra dedicata alla schiavitù.

Le baracche degli schiavi alla Oak Alley

E’ allestita in quelle che una volta erano gli alloggi degli schiavi, semplici capanne di legno dove vivevano anche più famiglie. Da un lato, sono arredate come all’epoca, forse anche meglio, e la differenza con il lusso della Big House è impressionante.

Dall’altro lato sono in mostra attrezzi e abiti utilizzati dagli schiavi, ma soprattutto le catene e gli strumenti di tortura e sottomissione, con i quali venivano ridotti all’obbedienza coloro che osavano ribellarsi.

Catene e strumenti di sottomissione

Molto emozionante la stanza in cui sono scritti nomi degli schiavi, solo nomi di battesimo, perché non avevano diritto a un cognome; e gli inventari della proprietà, dove le persone di colore figurano insieme agli oggetti, con il loro corrispettivo valore in dollari.

Inventario delle proprietà della casa, tra cui figurano anche gli schiavi

Questa mostra è imperdibile, ma, oltre ad essa, potrete vedere anche un esempio di accampamento della Guerra Civile, e la bottega del maniscalco.


St. Joseph Plantation

La St Joseph Plantation si trova accanto alla Oak Alley, ma non potrebbe essere più diversa.

L’abbiamo scelta perché, tra le piantagioni della Louisiana, è quella con più arredi originali, è ancora di proprietà dell’ultima famiglia che l’ha acquistata, ed è ancora in funzione per la produzione di zucchero di canna.

Anche la St Joseph figura in alcuni film ambientati durante lo schiavismo e la Guerra di Secessione, il più famoso è “12 Anni Schiavo”

dal balcone della St Joseph una volta si poteva ammirare il Mississippi

Info pratiche

La piantagione offre tour ad ogni ora tra le 10 e le 15, e il biglietto di ingresso costa 20$. La durata consigliata della permanenza è di almeno due ore, considerano che la visita della casa dura, già da sola, un’ora e mezzo.

Il tour guidato include solamente la Big House, mentre gli altri edifici e il giardino sono visitabili liberamente.

E’ molto meno affollata della Oak Alley, con un’atmosfera più intima, e si possono fare foto dappertutto.

The Big House e il culto del lutto.

La piantagione è stata edificata nel 1830 dalla famiglia Scioneaux, ed acquistata all’asta dall’attuale proprietà dopo la guerra civile. Oggi è gestita da Joan Boudreaux, discendente di Joseph Waguespack.

Questa precisazione è importante, in quanto la famiglia dell’attuale proprietaria non era di possessori di schiavi.

Gli arredi della casa sono molto più sobri rispetto alla Oak Alley, ma hanno il vantaggio di essere originali. Tutto è esposto come sospeso nel tempo: il pianoforte aperto con lo sgabello davanti, come se attendesse di essere suonato. La tavola è imbandita, c’è un sigaro nel posacenere e un bicchiere vuoto accanto alla bottiglia di liquore. Sulle scrivanie ci sono libri aperti, occhiali fuori dalle custodie, e farmaci pronti per essere utilizzati.

Tavola imbandita alla St Joseph Plantation

La famiglia è creola di religione cattolica, e la loro religiosità trasuda ovunque, in particolare nella stanza dedicata al lutto. Specchi coperti, abiti neri: la guida ci spiega che le donne dovevano osservare un periodo di lutto minimo di sei mesi, che poteva estendersi anche a diversi anni, in base al grado di parentela del defunto. Considerando le grandi famiglie dell’epoca, una donna poteva passare anche l’intera vita portando il lutto.

A testimonianza di questo, nel mese di Ottobre, la piantagione offre dei “mourning tour“, dei “tour del lutto”, nei quali la casa e le guide sono vestiti a tema. Una tradizione lugubre, ma molto particolare.

Dal terrazzo al primo piano una volta si vedeva il Mississippi, prima che i lavori di ingegneria alzassero gli argini del fiume.

Il giardino

Panorama della St Joseph Plantation

Niente maestosi viali alberati qui, il terreno intorno alla St Joseph è un semplice prato con qualche pianta. Non mancano, però, le querce, così come degli angoli con piante e fiori colorati, perfetti per scattare foto da cartolina.

La cucina è all’esterno, e le baracche degli schiavi sono relegate all’angolo del giardino più distante dalla casa, come a sottolineare ancora più più la differenza tra padroni e servitù.

Le baracche degli schiavi alla St Joseph

Considerazioni

Non posso fare un paragone tra queste due piantagioni della Louisiana, sono troppo diverse tra loro. La Oak Alley è oggettivamente più bella, mentre la St Joseph è più autentica.

Il grosso difetto della St Joseph è la quasi totale mancanza di informazioni sulla schiavitù, questo perché la famiglia ci tiene a sottolineare la sua non appartenenza alla categoria dei proprietari di schiavi.

Se avete in mente un viaggio in Louisiana, io vi consiglio di vedere almeno due piantagioni. La Oak Alley è praticamente obbligatoria, ma sforzatevi di inserirne anche una meno blasonata, non ve ne pentirete.


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