Trekking a Tenerife: Barranco del Infierno

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  • Ultima modifica dell'articolo:20 Aprile 2021
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Tenerife è la più grande delle Isole Canarie, e ne è considerata la capitale. E’ una meta super gettonata grazie al suo clima, ottimo tutto l’anno, e per la vita di mare. In realtà, però, ha da offrire molto di più oltre alle spiagge: parchi naturali, il vulcano Teide, città storiche, e tanti sentieri di trekking.

Tra questi c’è il Barranco del Infierno, nella zona sud dell’isola, molto vicino alle popolari località balneari di Los Cristianos e Costa Adeje. E’ un sentiero adatto a tutti ma, trovandosi in un’area naturale protetta, è necessario prenotare l’accesso.

Scopriamo insieme come fare per percorrere il Barranco del Infierno, il canyon del diavolo, a Tenerife.

Come arrivare

Indipendentemente da dove vi troviate sull’isola, dovrete prendere l’autostrada TF-1 ed uscire alla 79B (Los Nieves/Los Olivos).

Il centro visitatori e l’inizio del percorso si trovano in Calle de los Molinos 46. Si tratta però di una via stretta, ripida e chiusa, perciò sarebbe meglio utilizzare il parcheggio a pagamento in centro, a questo indirizzo: Calle Principe Pelinor, 10.

Dalla piazzetta svoltate a destra in Calle de Los Molinos, e camminate in salita fino alla fine della strada.

Quando andare

Considerando che gli accessi sono limitati, non c’è un momento specifico più indicato di un altro, almeno non sul fronte dell’affluenza.

Per decidere l’orario migliore, sono molto più importanti le condizioni climatiche e di luce.

La luce migliore è nel pomeriggio, perché il canyon è in controluce la mattina. Tuttavia, il pomeriggio è anche il momento più caldo, soprattutto in estate. Dovrete quindi trovare il giusto compromesso tra avere una buona luce, e non patire troppo il caldo.

Prenotazione

Come già accennato, il Barranco del Infierno si trova in un’area naturale protetta, con una flora molto particolare di ginestre, dragon tree, alberi di mastice, palme, pini delle Canarie, e tante altre specie autoctone.

Per preservare la zona, è stato imposto un limite di accesso di 300 persone al giorno. Per ottenere il permesso, è necessario prenotare online indicando l’ora di arrivo, e il numero di persone. Al momento della nostra visita, il biglietto costava 8,50€ a testa, ma verificate sempre sul sito ufficiale che ho linkato qui sopra per avere tutte le info aggiornate.

L’ufficio chiude invece alle 16 in inverno e alle 17 in estate. Potete anche rischiare e presentarvi in ufficio senza aver prenotato, ma in questo caso non vi sarà garantito l’accesso. Ci sono slot di partenza ogni mezz’ora, dalle 8.00 alle 14.30.

Questo non significa, però, che farete un tour guidato. Potrete percorrere il Barranco del Infierno da soli e secondo il vostro ritmo. Semplicemente, ci sono degli orari predefiniti per la partenza per monitorare meglio gli ingressi.

Presentatevi 10-15 minuti prima dell’orario prenotato, per un breve briefing sulla sicurezza e sul comportamento da tenere durante la visita.

Barranco del Infierno

Info pratiche

Il Barranco del Infierno è un sentiero lineare di circa 6,5 km, con un dislivello piuttosto impegnativo di circa 400 metri. Il tempo di percorrenza ufficiale è di 3 ore e mezzo. Noi ce ne abbiamo messe meno di 3, ma molto dipende dalla vostra andatura, e da quante foto farete.

Cartello con indicazioni
Cartello con le indicazioni sulla strada ancora da percorrere

La parola barranco significa canyon, ed infatti vi troverete a percorrere la stretta gola scavata dal fiume tra le rocce.

Il caschetto è obbligatorio, e ve lo forniranno gratuitamente. Le bacchette sono invece facoltative, e costano 5€ a paio. Io le ho noleggiate, ma con il senno di poi trovo che siano state più un intralcio che un aiuto.

Piccola nota sui caschetti: a noi causavano un po’ di prurito, provate magari a mettere una bandana o un foulard che faccia da barriera tra la vostra testa e il casco.

Ad ogni punto di interesse, dei pannelli informativi indicano la strada fatta, quella ancora da fare, e le principali cose da vedere.

E’ severamente vietato nutrire la fauna, gli animali cercheranno di intenerirvi con le loro espressioni dolci, ma non dovete cedere.

Sempre per preservare l’ambiente, c’è un solo punto in cui è consentito mangiare, e si trova presso l’area di sosta n° 10. Portate molta acqua, soprattutto in estate, e qualche barretta energetica, molto più comoda di un panino o altro, visto che non ci sono delle vere aree picnic.

La nostra esperienza

Una volta indossati i berretti e impugnate le racchette, possiamo finalmente partire lungo il Barranco del Infierno. Fortunatamente è fresco, e siamo riparati dal sole.

L’inizio del sentiero è un po’ anonimo, perché siamo ancora nell’ingresso, e non nel canyon vero e proprio. C’è un po’ di saliscendi molto semplice, e man mano che avanziamo il nostro gruppo si dirada, ognuno continua alla propria velocità.

La parte iniziale del sentiero Barranco del Infierno
La parte iniziale del sentiero Barranco del Infierno

Dopo il punto numero 4, “la curva”, cominciamo finalmente a scendere nella gola. Attraversiamo il torrente e camminiamo sul fondo del burrone, le alte rocce a strapiombo ci circondano, e sembrano quasi chiudersi su di noi.

Sentiamo sempre più forte il gracidio delle rane, ma non riusciamo a vederle perché sono ben nascoste tra la vegetazione. In compenso, facciamo conoscenza con alcune simpatiche pernici, che non sembrano per nulla spaventate dalla nostra presenza. Ne deduciamo che il divieto di nutrire gli animali non sia sempre rispettato, infatti le ritroviamo all’area picnic che cercano di racimolare qualcosa.

Da qui, il sentiero ricomincia a salire, sempre seguendo il corso del torrente. Questo è il tratto in cui si deve affrontare il maggiore dislivello, facendosi strada sulle rocce fino all’ultimo punto di sosta. Qui riusciamo finalmente a dare un volto ai simpatici ranocchi gracidanti, che popolano il piccolo stagno sulla sinistra.

Arriviamo quindi finalmente alle cascate, che segnano la fine del Barranco del Infierno, e ne dovrebbero essere la punta di diamante. Purtroppo siamo sfortunati, a causa della siccità, la cascata è ridotta a un rigagnolo.

A questo punto non ci resta che tornare indietro. Il bello di questo percorso è che, essendo lineare, il paesaggio al ritorno sembra completamente diverso.

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